Bilateralità

COBIS

Comitato Paritetico Regionale Bilaterale per la Sicurezza

Il seguente approfondimento è pensato per fornire al lettore un’illustrazione della bilateralità, che in un percorso lungo oltre vent’anni, caratterizza le relazioni sindacali nel settore artigiano della Regione Veneto, con specifica attenzione agli interventi della bilateralità in materia di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori, cercando di privilegiare la chiarezza e la fruibilità di questo contributo. Proprio per iniziare con questa esposizione fugando ogni ambiguità è doveroso, a parere di chi scrive, tratteggiare, seppur brevemente, il quadro economico in cui la bilateralità artigiana si inserisce.
Le microimprese (ossia quelle che occupano fino 10 addetti) in Veneto sono 410.383, il 93,3 % del totale delle imprese, non agricole, ed occupano ben 835.683 lavoratori, pari 47,7% del totale degli occupati in Regione, escludendo le imprese agricole; le imprese artigiane sono 140.141, quasi un terzo delle micro imprese, che occupano 372.030 persone (compresi i titolari e soci lavoratori) pari al 21,9% dell’occupazione totale delle imprese venete.
Per comprendere ancora più a fondo l’incidenza socio-economica dell’artigianato si pensi che in Veneto sono attive 2,8 imprese artigiane ogni 100 abitanti, 6,9 imprese artigiane ogni 100 famiglie.
Dopo i dati proposti, proposti per aiutare la riflessione che permette di capire quali e quante implicazioni, non solo economiche, accompagnano il fenomeno artigianato Veneto, diventa ora utile soffermarci sui rapporti tra le parti sociali in questo settore, ovvero i sindacati di rappresentanza dei lavoratori e delle imprese artigiane; ecco la bilateralità, cui dedicheremo da subito la nostra spiegazione, trae origine proprio dalla contrattazione collettiva delle parti sociali predette, dalla loro volontà di dar vita ad uno strumento pensato, in primis, per facilitare i rapporti tra le parti.
Possiamo quindi parlare di uno strumento, un luogo se di volesse, frutto della contrattazione, nel nostro caso una contrattazione di livello regionale, comunque diverso, esterno per alcuni, dalla contrattazione stessa.
Nel settore artigiano è opportuno sottolineare come la contrattazione collettiva sia articolata su due livelli:

  1. il livello nazionale di contrattazione collettiva;
  2. il livello regionale di contrattazione collettiva.

Diversamente da altri settori, nell’artigianato non esiste il livello provinciale di contrattazione.
Veniamo ora a delineare i principi, le regole che fondano ed animano la bilateralità, questi sono al contempo presupposto e modus: presupposto in quanto le parti sociali hanno deciso di affrontare e risolvere particolari questioni, presso opportune sedi permanenti, dotate di particolari strumenti, al di fuori della contrattazione;
ma soprattutto modus, perché questi enti sono partecipati e gestiti congiuntamente da rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali e dei lavoratori, attraverso un’azione informata su una collaborazione volta a comporre con pragmatismo le questioni affidate alla bilateralità dalla contrattazione stessa.
Dunque nella bilateralità artigiana veneta le peculiarità di fondo sono:

  • delle relazioni sindacali sono centrate sul territorio e non sulla singola azienda;
  • il modello di relazioni sindacali è di cooperazione e non di conflitto;
  • l’ente bilaterale è un prezioso strumento esecutivo per le intese raggiunte tra le parti sociali, che riguardano, ad esempio, gli ammortizzatori sociali, alcuni interventi di carattere assistenziale, di sviluppo dell’impresa o per l’applicazione di particolari istituti contrattuali o di altre determinate tematiche, come la promozione delle azioni di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori del settore.

Considerando la pluralità di ambiti di intervento, nei settori del mercato del lavoro e del welfare contrattuale, la trentennale esperienza bilaterale artigiana in Veneto, inizialmente concretatasi in nell’artigianato nell’ente bilaterale EBAV, ha introdotto nel 2003 un organismo ad hoc, derivato comunque da EBAV, ovvero sia un COMITATO PARITETICO BILATERALE REGIONALE PER LA SICUREZZA, denominato COBIS, in cui trasporre le migliori esperienze e pratiche, già vissute in EBAV, per finalizzarle al miglioramento dei livelli di salute e sicurezza per i lavoratori delle imprese artigiane.
Dall’accordo istitutivo del 2003 ad oggi sono stati molteplici gli interventi contrattuali pensati per dare piena operatività ai soggetti che vanno a costituire il Cobis, di cui si dirà ampiamente nel seguito del presente contributo, nonché ad ampliare in modo innovativo il campo di applicazione e d’azione di quello che potremmo da qui iniziare a chiamare Sistema Cobis.
Perché comitato bilaterale per la sicurezza come sistema? Non certo per aggettivarne la sua complessità ma per descriverlo mediante il suo schema operativo, schema in cui il Cobis è da intendersi come punto centrale cui convergono vari attori, con proprie funzioni e ruoli.
Per descrivere il Cobis, o meglio i suoi compiti e la sua struttura di cui sopra, ci gioveremo di una metafora, scelta per essere insieme evocativa che esemplificativa: si deve pensare al Cobis come ad un edificio sorretto da quattro colonne, quattro pilastri, che lo rendono effettivo ed operativo: il board del Comitato, le Commissioni provinciali, gli sportelli territoriali presso le associazioni degli artigiani ed i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriali (RLST).

Passando ora a mettere a fuoco i compiti del Cobis dobbiamo comprendere:

  • lo sviluppo delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, anche mediante collaborazioni ed intese con Inail, Regione Veneto e l’ Università degli Studi Cà Foscatri;
  • informazione in materia di sicurezza a lavoratori ed imprese;
  • formazione ed aggiornamento per RLST e Addetti agli sportelli territoriali;
  • produzione materiali a supporto di iniziative formative;
  • sede di conciliazione per questioni relative alla rappresentanza in tema si salute e sicurezza nella imprese artigiane.

I numeri, più di ogni altra variante, sarà utile per mostrare l’impegno della bilateralità artigiana del Veneto in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro:

  • oltre 1.000 check-up aziendali;
  • oltre 1.000 iniziative (corsi) in tema di sicurezza;
  • oltre 2.500 aziende coinvolte in progetti di assistenza e consulenza in materia di sicurezza nei luoghi lavoro;
  • oltre 11.000 lavoratori coinvolti in formazione obbligatoria;
  • convenzioni con l’Università Cà Foscari di Venezia, l’Inail, lo Spisal, ecc…

LE ASSOCIAZIONI di RLST

Veniamo ora alla parte dedicata alle associazioni composte dagli Rlst, ossia vere e proprie associazioni territoriali per la sicurezza: è opportuno sottolineare sin d’ora come la scelta di dare, in ambito artigiano, centralità alla rappresentanza territoriale dei lavoratori per la sicurezza è stata ribadita dall’ Accordo interconfederale regionale del 21 ottobre 2010.

Come detto le oossll hanno promosso la costituzione di tre associazioni per la sicurezza, strumenti operativi per l’amministrazione, la gestione ed il funzionamento delle attività e prerogative degli RLST.

Gli RLST, riuniti in associazioni, nel Veneto sono n. 21 e sono presenti in ogni provincia della nostra regione, operano in virtù delle attribuzioni derivanti dalla normativa in materia di sicurezza, oggi contenuta negli articoli da 47 a 52, dedicati propriamente alla CONSULTAZIONE E PARTECIPAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI, del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81, Testo Unico in materia di Sicurezza nei luoghi di lavoro.

Per ulteriore chiarezza si ribadisce come gli RLST nel loro complesso assicurino una copertura territoriale per tutto il sistema artigiano Veneto (escludendo il settore edile).

Gli RLST non   possono   essere designati all’interno delle commissioni provinciali del sistema sicurezza artigiano, ne’ di altre strutture pubbliche / private; l’esclusività del loro operato è garantita altresì dall’obbligo di avere un rapporto di lavoro subordinato con le rispettive associazione per sicurezza: questo insieme di prescrizioni è imposto in virtù degli importanti diritti e delicati compiti propri degli RLST, come quello di dever essere consultati preventivamente su alcune importanti questioni riguardanti la sicurezza (valutazione dei rischi e le eventuali modifiche o integrazioni a questa, la nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, degli addetti al primo soccorso e alla prevenzione incendi, ecc.).

SPORTELLI TERRITORIALI PER LA SICUREZZA

Per rendere possibile il confronto fra i vari interessati coinvolti il sistema Cobis si affida ad un’architettura basata su di un’interazione tra Rlst e Sportelli territoriali per la sicurezza: questi ultimi sono espressione delle organizzazioni di categoria artigiane e dei loro associati e sono attivati presso le sedi delle associazioni artigiane: la previsione di Sportelli dedicati, cui le aziende conferiscono mandato, per semplificare il rapporto tra Rlst e imprese, soprattutto per quanto riguarda gli obblighi relativi alla documentazione:

ad esempio, le aziende possono adempiere ai propri obblighi di consultazione del Rlst dando mandato ad uno Sportello e depositando presso lo stesso i principali documenti in materia di sicurezza, quali il documento di valutazione dei rischi, lasciando la documentazione a completa disposizione degli Rlst per un primo esame. Quanto detto forse è la migliore rappresentazione del metodo relazionale adottato, anche per la soluzione positiva di eventuali problemi; la condotta e le modalità operative che i vari soggetti dovranno tenere in tutte le fasi della consultazione sono prescritte da un apposito Codice Deontologico.

Il Cobis è quindi l’unico organismo paritetico dell’artigianato del Veneto (esclusa edilizia) deputato ad assolvere ai compiti attribuiti dalle normative e dai contratti agli organismi paritetici per la sicurezza.

Sempre riguardo agli organismi paritetici il D. Lgs. 81/2008, Testo Unico Sicurezza, confermando gli istituti di partecipazione dei lavoratori in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, ha profondamente innovato, con l’art. 51 ha precisato e ampliato i profili costitutivi di questi organismi, istituiti originariamente nel 1994 dal D. Lgs. 626.

Altro tassello del mosaico costituente il Cobis sono le COMMISSIONI PROVINCIALI: le stesse cooperano con il Cobis per dare corpo, a livello provinciale, alle iniziative deliberate ed ai monitoraggi territoriali/settoriali; lavorano in collaborazione con gli Rlst, le Imprese, gli Sportelli territoriali per la sicurezza e rappresentano un presidio di prossimità per i lavoratori.

E previsto che possano elaborare iniziative e proposte da presentare al Cobis, intervengono altresì, con finalità conciliative, nelle controversie sull’applicazione dei diritti di rappresentanza per la sicurezza; potremmo concludere questa parte affermando che le Commissioni provinciali hanno anch’esse un ruolo centrale nel sistema, tutelando e rappresentando gli interessi dei lavoratori in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, hanno una competenza territoriale operando a stretto contatto con le imprese operanti nei loro comuni di riferimento.

LA FORMAZIONE DEI LAVORATORI IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA

E’ volontà di chi scrive concludere questa breve ricostruzione del sistema della bilaterale illustrando le novità introdotte dal 2012 nella tematica centrale della formazione sulla sicurezza: grazie all’accordo interconfederale regionale del 15 marzo 2012 sulle modalità applicative dell’Accordo stato regioni 21.12.2011 per la formazione dei lavoratori sono stati previsti, sia per la formazione generale dei che per quella specifica, appositi percorsi, erogati con il supporto del Cobis, denominati di formazione partecipata; la peculiarità di questi corsi, che hanno dato modo agli Rlst di incontrare negli ultimi 48 mesi di attività molte migliaia di lavoratori di tutti i comparti e di tutte le provincie del Veneto, è quella di aver previsto, nelle quattro ore di formazione generale destinata a tutti i lavoratori, un intervento di due ore di competenza degli Rlst: con malcelato orgoglio a chi scrive preme evidenziare come, a detta dei lavoratori, degli organizzatori e degli Rlst stessi emerga un sentimento di vera soddisfazione, che ci si auspica possa essere il miglio viatico per un prossimo allargamento delle ore di docenza da affidare ai nostri Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriali.

Ruolo Rlst

Prima di descrivere la figura del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale (RLST), è opinione di chi scrive, partire da una panoramica su quelli che sono i diritti che l’ordinamento, Nazionale e Comunitario, riconosce ai Lavoratori in materia di salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro, diritti la cui effettività e promozione sono il vero compito che la legislazione e la contrattazione collettiva affida agli Rlst.
Ogni lavoratore in tema di materia di Salute e Sicurezza ha diritto a:

  1. essere informato, formato ed addestrato sulla base del lavoro svolto, degli incarichi assegnati e dei rischi presenti;
  2. alla sorveglianza sanitaria se esposto a rischi per la salute;
  3. lavorare con macchine, attrezzature ed impianti dotati di necessari dispositivi di sicurezza;
  4. avere DPI adeguati ed ergonomici da sostituire in caso di danneggiamento o deterioramento;
  5. essere assicurato con l’INAIL;
  6. rivolgersi al tuo RLS/RLST, per partecipare, tramite il proprio rappresentante, alla gestione della prevenzione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
  7. lavorare in un ambiente e sicuro.

Ciò premesso illustriamo in breve il ruolo, i compiti e le attribuzioni degli RLST: il D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 – Testo Unico Sulla Salute E Sicurezza Sul Lavoro – ha precisato e rafforzato un sistema di rappresentanza in tema Salute e Sicurezza, basato sulle figure dell’RLS e dell’RLST; delineando un modello partecipativo per le diverse realtà aziendali, pubbliche e private, il legislatore ha riaffermato che il modo più efficace di fare prevenzione e protezione della sicurezza nei luoghi di lavoro è quello che punta alla collegialità nella scelta degli interventi e che valorizza i ruoli di ciascun soggetto coinvolto, dal Datore di lavoro ai Lavoratori.
Le parti sociali hanno, a loro volta, avviato un percorso negoziale e regolativo che ha dato struttura, risorse e funzioni alla pariteticità ed alla rappresentanza e le ha declinate per i diversi settori, partire proprio dall’artigianato e dalle PMI.
Con il Testo Unico n. 81/2008 si è sottolineato il rafforzamento, nell’ambito delle figure del sistema di prevenzione, del ruolo del RLS, introducendo accanto, come detto, alla nota figura del RLS, un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale (RLST).

Chi è l’Rlst?
L’RLST è una figura operante a tempo pieno nel campo della Salute e Sicurezza e, conseguentemente, portatore di conoscenze e compiti sia di natura generale sul mondo dell’impresa, sia specifiche per il settore produttivo in cui opera.
L’RLST è la figura di riferimento dei lavoratori, è il collegamento tra i lavoratori il datore di lavoro, il RSPP ed il medico competente, è colui che promuove la sicurezza e la salute dei lavoratori, è l’operatore della sicurezza con ruolo di garanzia, che rappresenta direttamente i lavoratori nei confronti dell’impresa in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Il suo compito è quello di contribuire a realizzare un’effettiva prevenzione dei rischi secondo quanto disposto dall’art. 48 D.lgs. 81/08.
Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale (RLST) esercita le medesime competenze del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) con riferimento a tutte le aziende o unità produttive del territorio o del comparto di competenza nelle quali non sia stato eletto o designato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Quali sono i compiti dell’Rlst?
Le attribuzioni del RLST, così come previsto dall’Articolo 50 del D. Lgs. 9 aprile 2008 n.81 e s.m., sono le seguenti:
a) accede ai luoghi di lavoro in cui si svolgono le lavorazioni;
b) è consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nella azienda o unità produttiva;
c) è consultato sulla designazione del responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione, alla attività di prevenzione incendi, al primo soccorso, alla evacuazione dei luoghi di lavoro e del medico competente;
d) è consultato in merito all’organizzazione della formazione di cui all’articolo 37;
e) riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente alla valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative, nonché quelle inerenti alle sostanze ed ai preparati pericolosi, alle macchine, agli impianti, alla organizzazione e agli ambienti di lavoro, agli infortuni ed alle malattie professionali;
f) riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza;
g) riceve una formazione adeguata e, comunque, non inferiore a quella prevista dall’articolo 37;
h) promuove l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori;
i) formula osservazioni in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti, dalle quali è, di norma, sentito;
l) partecipa alla riunione periodica di cui all’articolo 35;
m) fa proposte in merito alla attività di prevenzione;
n) avverte il responsabile della azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività;
o) può fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate dal datore di lavoro o dai dirigenti e i mezzi impiegati per attuarle non siano idonei a garantire la sicurezza e la salute durante il lavoro.